“ L’infanzia è il paese della violenza lasciato per pigrizia e disciplina”In questa frase di Mirò il bisogno di comunicazione con i bambini che c’è oggi.
Un bisogno fondamentale, primario, urgente come l’acqua e il cibo, il sole.
Un’idea di infanzia che va molto ampliata per forza di cose.
Resa sensoriale, sporca di terra e colore, di errori, tane e asini che volano secondo le leggi di questo nostro unico mondo virtuale che sfuma il senso dell’età -con le sue varie esperienze e sogni -in tante infanzie vissute poco o non vissute per niente.
Sono infanzie parallele e diverse che non hanno contatti reali fra loro; negate oppure sparite, alterate, dimenticate; assorbite senza lacrime in corpi adulti.
Infanzie che ci portiamo dentro.
Come fiumi carsici...
... ma l’infanzia che s' interra prima di essere stata vissuta come dovrebbe, diventa una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.
Negli istinti di un serial killer, di un borderline, nella depressione di adolescenti o nell’apatia di educate tristezze, incolmabili e quotidiane.
In cento case da una sola stanza.
Perchè i bambini saranno ciò che noi siamo oggi… questo è possibile… solo che noi, non siamo mai ciò che i bambini saranno domani.
Questo è il punto.
Nessun commento:
Posta un commento