tra le basse frequenze della comunicazione quotidiana... di Pancrazio Auteri Atelier...

sabato 5 maggio 2007

Quotidiano interlocutore di pietra...

C'è sempre - da qualche parte, tra gli spazi della tua città - un interlocutore di pietra. Ti osserva come tu lo osservi ogni mattina mentre vai; ogni pomeriggio mentre torni. Quello non parla mai con te e tu, del resto, non avresti nulla da dirgli: ridicolo com'è nella sua pettinatura e nella sua armatura. Per carità tu che sei di un altro tempo...un contemporaneo... Eppure quell'interlocutore di pietra forse di te qualcosa l'ha capita... sospetta che tu ti nutra di simboli. Che tu sia un ingordo di simboli.
E ti disturba...ti da molto fastidio che uno come lui se ne sia accorto ma...sai che è così. Perchè i simboli per te hanno un’importante funzione cognitiva a livello emozionale. Perchè fin da bambino ti hanno indicato qualcosa di poco conosciuto o di completamente sconosciuto. Perchè essi ti hanno sempre messo in contatto con parti di te stesso normalmente inaccessibili alla mente cosciente e analitica portandoti a "capire vedendo" anziché a "capire pensando".
Capire vedendo... è questo il punto perchè proprio questo è il tuo cruccio più profondo. Capire vedendo con il solo istinto. L'istinto... quella dote che tu hai sempre sentito come il tratto più marcato della tua identità ma che sei cosciente di sprecare e avvilire giorno dopo giorno nella tua quotidiana vita tutta di superficie. Ecco... in questo ti disturba lo sguardo di quell' interlocutore di pietra: poiche sai che diventerai come lui, cristallizzato in una forma senza vita...ma che, al contrario di lui, tu non avrai mai una forma simbolica per dialogare senza parole con altri interlocutori in altri tempi...lui è là...monumento ad errori commessi e gesta compiute a qualcosa che in fondo resta...gli hanno riconosciuto. Tu invece passi...scivolando sulla superficie della tua quotidiana vita...e domani lo vedrai ancora...

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