immaginazione, percezione, comunicazione. E la consapevolezza -salda e intuitiva - che proprio dalla sintesi di queste tre facoltà nasca la sua creatività nel concepire e dare vita ai "pupi di legno" ed alle " idee di carne": ai suoi bisogni, desideri... e ai suoi "piccioli " cioè.Don Franco, infatti, è un "mastro" nell' immaginare attraverso la memoria. Quella gestuale delle sue abilità manuali. Quella emozionale dei ricordi profondi degli insegnamenti di suo padre. Quella intellettuale dei ritagli strappati dalle tante riviste che sfoglia quando va dal barbiere...il posto migliore - dice - dove riflettere sul mondo in cui vive, fiutando l'aria e percependo in anticipo le opportunità e i rischi dei suoi cambiamenti... adattarsi.
E Don Franco è un " mastro" anche nel dialogare con gli altri incazzandosi fino a realizzare i progetti complessi che ha nella "tigna settantina".
Cosa che lo rende vivo...immerso in un processo evolutivo che lo fa stare sempre in gioco...sulla piazza.
Con la sua ruvida identità fatta di esperienze ed emozioni originali.
Di valori quali l’ascolto e il dialogo...con molta passione e curiosità.
Perchè pensare in modo creativo è sempre stata per lui una ricerca trasversale di movimento.
Un modo fluido di porsi con se stessi, con l’ambiente e con gli altri prima ancora che una competenza cristallizzata all’interno di organizzazioni e gruppi... di legami fissi e contratti.
Per Don Franco la creatività è un’abilità primitiva che lega indissolubilmente istinto e cultura.
Le mani alla mente...come "l'omu alla fimmina".
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